Google

E 2.0 fu

11.12.08 Il W3C informa che la gestazione e' terminata. Le WCAG 2.0 vedono finalmente la luce e diventano RACCOMANDAZIONE UFFICIALE per la progettazione di siti web accessibili.
Sul sito W3C una serie di utili letture sulla nuova raccomandazione che prende il posto delle WCAG 1.0 pubblicate nel 1999.
Molti articoli, che appaiono in questi giorni, ovviamente confondono le finalità delle WCAG 2.0. La numerazione infatti (2.0) coincide, ironia della sorte, con la denominazione di moda web2.0. Come noto, pero', le WCAG 2.0 sono state convenzionalmente chiamate così ben prima che O'Reilly se ne uscisse con l'identificare come web2.0 l'attuale evoluzione, in primis culturale oltre che tecnologica, che attanaglia (fin troppo) la rete in questi ultimi anni. Da qui una serie di divertenti equivoci sul fatto che il W3C abbia pubblicato le regole per rendere accessibile il web2.0
Davvero curioso.
Capire le WCAG 2.0 non è semplice, tant'è che sono presenti in rete corposi documenti quali: Capire le WCAG 2.0, Tecniche per le WCAG 2.0, Quick Reference personalizzabile, Confronto con le WCAG 1.0, WCAG 2.0 overview (consigliato come punto di partenza), WCAG 2.0 at a glance, oltre al documento sulle WCAG vero e proprio.
Da tutte queste overview, glance, understanding, si puo' intuire che queste 2.0 proprio semplicissime non sono. Essendo ormai terminato il lungo dibattito e archiviate le versioni intermedie (draft) uscite in tutti questi anni, vale la pena concentrarsi sugli attuali documenti e affrontare l'argomento, a mente sgombra da interferenze, serenamente.


Accessibilità perchè,
accessibilità per chi

E' tornato d'attualità il dibattito su cosa si debba intendere per accessibilità. Due tesi si contrappongono: una che ne sostiene un'accezione ampia sintetizzabile in 'accessibilità per tutti', l'altra che rivendica l'accessibilità come tecnica per consentire la fruizione dei servizi web ai disabili. L'articolo di Gez Lemon e Mike Cherim su accessites.org presenta i due punti di vista non come tesi contrastanti ma come due prospettive che devono condividere lo stesso, lungo, cammino verso l'obbiettivo comune di rendere fruibili a tutti i contenuti del web. Roger Johanson e Tommy Olsson presentano il punto di vista della prima tesi in un articolo che ho tradotto e che pubblico su autorizzazione degli autori.
Anche se non condivido alcune sfumature e giustificazioni troppo commerciali (utilizzate però dagli autori per sottolineare la pragmaticità necessaria oggigiorno), da sempre faccio parte della schiera dei sostenitori della prima tesi, che, sottolineo, include la seconda e non la sminuisce affatto. In un momento critico, anche in Italia, in cui sale una vampata più proibizionista che formativa, più punitiva nella forma ma di fatto indifferente nella sostanza, riportare al centro della discussione e dell'analisi le persone che usano i siti è estremamente importante ed istruttivo. Per tutti.


Del metodo del W3C

Maurizio Boscarol, Ecologia dei siti web, ha scritto sull'autorevole "A list apart" un articolo che mette in dubbio le scelte degli esperti W3C che hanno redatto le WCAG 1.0 (ma vale anche per le 2.0!). Queste infatti non sembrano, almeno ufficialmente, provenire da analisi dei comportamenti degli utenti, in particolare di come i disabili leggono il web realmente. Leggendo l'articolo mi è tornato in mente il libro di Postman "Tecnopoly, la resa della cultura alla tecnologia", in cui si stigmatizza il comportamento acritico di chi 'prende per buono' tutto ciò che viene pubblicato in nome della tecnologia: dando per scontato che gli scienzati non possono che operare bene in quanto si occupano di migliorare il nostro mondo. Applicato al nostro tema, forse abbiamo dato per scontato che il W3C non poteva non operare che al meglio: già ci aveva preoccupato il modo con cui l'algoritmo del colore è stato individuato (basato sullo standard televisivo NTSC!, vedi il post di qualche tempo fa) e con il quale diciamo 'si vede bene/non si vede bene' (a prescindere di come lo vediamo davvero!), scoprire che per le WCAG le ricerche sugli utenti non ci sono state, e che il lavoro forse è più teorico che pratico, è davvero un duro colpo alla credibilità del W3C. Meglio dunque sempre chiedersi, alla Postman, come ci sono arrivati?


Il lungo, doloroso, parto
delle WCAG 2.0

La comunità dei webdesigner e dei realizzatori di siti attende da tempo, forse troppo, l'arrivo delle WCAG 2.0: le linee guida destinate a sostituire le raccomandazioni proposte nel 1999 dal W3C come Web Content Accessibility Guidelines 1.0. Perchè questa lunga gestazione? I motivi sono tanti, spesso intrecciati in modo tale da rendere, dall'esterno, tutto poco comprensibile. La comunità web del 2006 non è la timida ed ancora ristretta comunità del 1999. E neanche gli interessi economici delle grandi aziende informatiche planetarie sono gli stessi. Ed ecco che in questi mesi salgono il numero degli articoli critici verso quel mondo ovattato, spesso trattato e considerato come un'Olimpo moderno, rappresentato dalla ipnotica sigla W3C. E le polemiche si allargano e non si limitano solo alle questioni intorno alla affidabilità ed alla effettiva implementabilità delle WCAG 2.0 nel modo reale, bensì investono il ruolo stesso e la reputazione del W3C. E già appaiono post circa il ruolo deleterio dell'uso minatorio dell'accessibilità come propugnato da ascetici talebani che non accettano 'camere di conciliazione' (come si direbbe di questi tempi in Italia...), ovvero che sono per una applicazione integralista ed una interpretazione ferrea delle 'raccomandazioni' del 1999. E se per le 1.0 c'è voluto quel che c'è voluto, come tempo di diffusione ed accettazione nella rete, era anche perchè l'attenzione verso i temi di accessibilità erano allora inesistenti, o quasi, più per ignoranza e per pioneristica insaziabilità, che per scelta ragionata e consapevole. Diversa l'attenzione verso le WCAG 2.0, che tutti vorrebbero a propria misura e dunque può davvero prendere il soprravento il ruolo di chi può mettere sul piatto (e rilanciare) tutto il proprio peso, anche economico, all'interno del W3C, sia esso sponsor o osservatore pagante. La lunga fase di proposizione e di tensione verso il perferzionismo porta di fatto ad un ingorgo di draft e al passaggio inesorabile del tempo. E' chiaro che, se pubblicate, le WCAG 2.0 non potranno assumere immediatamente quella prescrittività che ha trasformato le raccomandazioni del W3C del 1999 in punti di verifica aventi forza di legge in molti Stati, Italia inclusa: oltremodo la polemica sul versante tecnologico ed implementativo, qui troppo complicata per essere riassunta, circa l'effettiva utilità e soprattutto sulle difficoltà per poterle concretamente rispettare è solo all'inizio. Il pericolo che una vampata anti-accessibilità possa alimentarsi facilmente c'è davvero. E proprio questi opposti estremismi (gli intransigenti e gli 'anti') rappresentano, entrambi, il vero pericolo per la rete.


Legge Stanca: ultimo atto

Il lungo iter burocratico della Legge 4/2004 'Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici' si è concluso con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 183 del 8-8-2005 del decreto ministeriale riportante i 'requisiti tecnici ed i diversi livelli per l'accessibilità degli strumenti informatici'. Tutti i regolamenti ed i decreti attuativi previsti dalla Legge sono stati dunque emanati. Con questo decreto si è chiuso il lungo ciclo iniziatosi nel gennaio 2004 con l'approvazione del testo di legge conosciuto soprattutto con il nome del ministro proponente Lucio Stanca. Su pubbliaccesso.gov.it è stato pubblicato un utile compendio che raccoglie tutti i riferimenti tecnico-normativi correlati alla Legge Stanca (con un piccolo disallineamento rispetto al punto 21 delle regole tecniche, modificato successivamente alla pubblicazione, per la riduzione da 1 a 0,5 em la distanza minims tra link).


Il colore per il W3C

Nell'ambito dello studio del CNIPA sono riportate le formule, consigliate W3C, per verificare la luminosità e la corretta differenza di colore tra testo e sfondo. Per semplificare i calcoli, avevo pubblicato un semplice foglio (in versione OpenOffice ed Excel) che, inseriti i valori RGB (in decimale) di testo e sfondo, indica immediatamente se i colori utilizzati superano il test. Ora, online, sono disponibili su webaccessibile, il validatore di Juicestudio e una comoda utility che consente di verificare se la propria combinazione di colori supera il test W3C: si tratta di Colour Contrast Analyzer, liberamente prelevabile, anche in versione italiana. Sulla formula matematica del W3C, che in alcuni casi dà risultati obbiettivamente scorretti, si è aperto un accesso dibattito anche nella comunità italiana. Per approfondire l'argomento consiglio il sito dedicato contrasto colori che mette a nudo tutte le debolezze dell'attuale formula.


Web Standard

Segnalo 2 articoli di cui ho curato la traduzione dall'inglese:


Accessibilità...

In linea l'edizione italiana in versione PDF e HTML di Affrontare l'accessibilità (Dive into accessibility, di Mark Pilgrim), un testo che cerca di far capire come, con semplici accorgimenti, il proprio sito possa essere accessibile, ovvero consultabile, a prescindere dallo strumento di consultazione utilizzato.

Usabilità...

Chi vuole affrontare l'argomento della progettazione di un sito web non dovrebbe fare a meno di leggere il bel manuale (gratuito) edito dal National Cancer Institute americano sul tema 'Web design and usability'.


ultimo aggiornamento: 12/11/2008

P.S. Non sono (troppo) egocentrico, è che il dominio è stato un regalo, nome incluso